Le vulnerabilità delle infrastrutture critiche non sono uniformi, ma presentano modelli eterogenei specifici. Una nuova ricerca condotta da un gruppo di studiosi degli Emirati Arabi Uniti, del Canada, del Giappone e di Taiwan ha raccolto dati statistici e pareri di esperti per rispondere a interrogativi urgenti e contemporanei sulla sicurezza dei cavi sottomarini. Lo studio ha preso in esame tre sistemi di cavi sottomarini: Unity/EAC Pacific, Asia-America Gateway e Tata TGN-Tata Indicom, selezionati per la loro diversità e per effettuare un confronto strutturato della vulnerabilità in contesti geostrategici eterogenei.
Perché la ricerca?
Nonostante i cavi sottomarini trasportino il 99% del traffico dati mondiali e siano fondamentali per la connettività, la prontezza della difesa e la stabilità economica degli Stati, la loro sicurezza rimane poco compresa. Il sistema di cavi è un groviglio di spaghetti che nessun singolo soggetto può monitorare, regolamentare o proteggere nella sua interezza. Lo studio si concentra sull’analisi di come queste infrastrutture critiche vengono messe in sicurezza, enfatizzando l’importanza delle infrastrutture critiche a livello nazionale e il concetto di “interdipendenza militarizzata”, ovvero la possibilità che le reti globalmente interconnesse possano essere trasformate in strumenti di coercizione.
Risultati
La ricerca mostra che il rischio associato ai cavi tende a variare in modo prevedibile con l’aumentare delle tensioni geopolitiche, raggiungendo l’acme non durante i periodi di scontro, ma nelle fasi di ambiguità tra la pace e il conflitto aperto. Gli avversari utilizzano l’incertezza di quei momenti per agire in “zone grigie” e arrecare danni senza innescare una ritorsione diretta. Le cable landing station (CLS) sono obiettivi privilegiati per eventuali atti di sabotaggio a causa della loro accessibilità sulla terraferma e del ruolo cruciale ricoperto nello scambio di dati a livello globale.
Aree a rischio
La ricerca evidenzia che le infrastrutture situate nelle acque territoriali e nelle zone economiche esclusive (ZEE) sono più esposte al rischio di sabotaggio rispetto a quelle in mare aperto, poiché operare in acque basse e su ampi margini continentali è più semplice. Comunque, fattori come la vicinanza al sabotatore e il livello di contrasto geopolitico risultano essere più rilevanti delle caratteristiche batimetriche. Gli scopi dei sabotatori sono anche fattori determinanti per la sicurezza dei cavi, con obiettivi che variano a seconda della fase di crisi o di scontro.
La vulnerabilità dei cavi sottomarini non è uniforme, e i ricercatori propongono sei punti chiave per migliorare la sicurezza delle infrastrutture critiche sottomarine, tra cui adottare strategie di sicurezza eterogenee e differenziate, dare priorità alla protezione dei singoli segmenti o sistemi, e aumentare la prontezza nazionale attraverso controlli periodici e protocolli di collaborazione tra il settore pubblico e privato.


