Hamza Bendelladj, il “pirata sorridente”: tra mito, cybercrime e la leggenda di un Robin Hood digitale

Redazione
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Nel mondo della cybersecurity pochi personaggi hanno diviso l’opinione pubblica quanto Hamza Bendelladj. Per alcuni è un semplice criminale informatico responsabile di una delle più grandi campagne malware della storia. Per altri è un moderno Robin Hood, un hacker che avrebbe sfidato il sistema finanziario occidentale per aiutare i più deboli.

La verità, come spesso accade, è molto più complessa.

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Il volto dietro il sorriso

Originario dell’Algeria e laureato in informatica, Hamza Bendelladj divenne noto a livello internazionale nel 2013 quando fu arrestato in Thailandia durante uno scalo aeroportuale. Le immagini che fecero il giro del mondo lo ritraevano sorridente, ammanettato tra gli agenti di polizia. Da quel momento nacque il soprannome di “Smiling Hacker”, l’hacker sorridente.

Negli Stati Uniti venne accusato di aver collaborato alla diffusione di SpyEye, uno dei malware bancari più sofisticati del suo tempo. Il software era progettato per infettare i computer delle vittime, sottrarre credenziali bancarie e dati sensibili e consentire il furto di denaro attraverso conti correnti online.


Secondo l’FBI, SpyEye infettò milioni di computer causando perdite economiche stimate in centinaia di milioni di dollari, con danni che alcune valutazioni hanno avvicinato al miliardo di dollari. Nel 2016 Bendelladj fu condannato a 15 anni di carcere negli Stati Uniti per il suo ruolo nella distribuzione del malware.

L’uomo dietro il mito

La sua storia è stata però alimentata da una narrativa molto diversa rispetto a quella giudiziaria. Per anni sui social network si è diffusa la convinzione che Bendelladj avesse sottratto denaro esclusivamente alle banche per poi donarlo a organizzazioni benefiche africane e palestinesi. Questa versione lo ha trasformato, soprattutto nel mondo arabo, in una figura quasi leggendaria.

Comunque, nessuna sentenza né i documenti processuali hanno confermato tali donazioni. Diverse verifiche giornalistiche hanno evidenziato come queste affermazioni siano rimaste prive di prove concrete, pur continuando a circolare online.

Cosa voleva davvero fare?

Da un punto di vista tecnico, l’obiettivo del progetto SpyEye era chiaro: creare uno strumento estremamente efficace per compromettere i sistemi di home banking e monetizzare le credenziali rubate. Il malware veniva commercializzato nei circuiti criminali come un vero e proprio prodotto software destinato ad altri cybercriminali.

 

Un caso che divide ancora

Dopo aver scontato la condanna a 15 anni di carcere inflitta dalla giustizia federale statunitense per il suo ruolo nella diffusione del malware SpyEye, Hamza Bendelladj è stato rilasciato nel luglio 2024. Secondo le informazioni emerse successivamente, è rientrato in Algeria, dove il suo ritorno ha avuto un’ampia eco sui social network e nei media locali.

Una fotografia pubblicata sul suo profilo Instagram, accompagnata dalla frase “ALGERIE Mi Amor”, è stata interpretata da molti come il simbolo del ritorno a casa del cosiddetto “Smiling Hacker”.

 

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