Per anni abbiamo immaginato l’intelligenza artificiale come una voce nella chat, un assistente che risponde a domande o genera testi. Utile, certo, ma confinata dentro una finestra. Oggi quello scenario sta cambiando rapidamente: l’IA non si limita più a parlare con noi, inizia ad agire al nostro posto.
Con la funzione Computer Use, sviluppata da Anthropic per il suo modello Claude, l’intelligenza artificiale compie un salto concettuale importante: non dialoga soltanto, utilizza direttamente il computer, come farebbe un collega seduto alla nostra scrivania.
Un’IA che vede, clicca e scrive
Claude non “si collega” ai software tramite API o integrazioni dedicate. Fa qualcosa di più semplice — e al tempo stesso più potente: osserva lo schermo, interpreta ciò che vede e interagisce con mouse e tastiera. Può aprire un browser, compilare un form, navigare tra menu, copiare dati da un’applicazione e inserirli in un’altra.
In pratica, lavora nello stesso ambiente in cui lavoriamo noi. Nessun canale privilegiato, nessuna scorciatoia tecnica: usa il computer come un essere umano.
Perché è una rivoluzione silenziosa
La maggior parte dei software aziendali, legacy o interni, non espone API moderne. Automatizzarli è costoso, complesso o impossibile. Un’IA capace di “usare lo schermo” aggira il problema alla radice: se un umano può farlo, può farlo anche l’IA.
Questo apre scenari enormi:
- test automatici di interfacce grafiche
- supporto operativo su gestionali complessi
- automazione di procedure ripetitive
- assistenza tecnica avanzata
- simulazione di utenti reali
Verso il collega digitale
La domanda non è più se l’IA potrà lavorare con noi, ma come. Stiamo passando dall’assistente che risponde, all’operatore che esegue. Dal suggerimento all’azione. Il “nuovo collega” non chiede pause, non si stanca e può imparare osservando. Ma proprio per questo richiede regole, responsabilità e una nuova cultura del lavoro digitale.
Forse, tra qualche anno, dire “condivido lo schermo” non significherà più solo mostrarlo a un umano. Potrebbe voler dire cedere il mouse a un’intelligenza artificiale. E a quel punto, il vero cambiamento non sarà tecnologico.


