Tajani nel mirino di hacker: dati personali diffusi sul dark web, coinvolta anche la famiglia. «Non mi farò intimidire»

Redazione
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Il ministro degli Esteri denuncia la pubblicazione di informazioni private e le richieste di denaro per ottenere ulteriori dettagli su di lui e sui suoi familiari. Nel mirino, secondo le ricostruzioni, anche altri esponenti delle istituzioni. Tajani: «La posizione dell’Italia sull’Ucraina è la ragione politica dell’attacco». Meloni esprime solidarietà.

I dati personali di Antonio Tajani sarebbero stati diffusi sul dark web da gruppi di hacker che, oltre a rendere disponibili informazioni sul ministro degli Esteri, starebbero cercando ulteriori dettagli sulla sua vita privata e sui suoi familiari, offrendo anche denaro per ottenerli. Una vicenda che apre un nuovo fronte sul terreno della sicurezza informatica e delle minacce rivolte alle istituzioni italiane.

A rendere pubblica la denuncia è stato lo stesso vicepremier attraverso un messaggio affidato ai social. Tajani ha spiegato che i criminali informatici agirebbero ormai da diversi giorni, esponendo lui e i suoi cari a possibili intimidazioni. Una situazione che il ministro considera particolarmente grave, soprattutto per il coinvolgimento della famiglia e per la ricerca sistematica di ulteriori informazioni personali.

La risposta del titolare della Farnesina è stata netta: «Non mi farò intimidire in nessun modo». Tajani ha assicurato che proseguirà il proprio lavoro alla guida del ministero, annunciando al tempo stesso un ulteriore rafforzamento della collaborazione con gli alleati per contrastare le minacce informatiche e tutelare la sicurezza nazionale.

Il ministro ha inoltre individuato una possibile matrice politica dietro l’attacco. Secondo la sua ricostruzione, il fatto di essere finito nel mirino sarebbe legato alla posizione assunta dall’Italia a sostegno dell’Ucraina. «Difendere la libertà di uno Stato sovrano, schierarsi in maniera limpida a favore della democrazia e dell’indipendenza di una nazione, per queste entità criminali è pericoloso», ha dichiarato, collegando le intimidazioni alla linea italiana nel conflitto tra Mosca e Kiev.

Le informazioni pubblicate sul dark web, secondo quanto riportato dalle ricostruzioni giornalistiche, riguarderebbero anche altre figure istituzionali. Tra i nomi indicati figurerebbero il procuratore di Roma Francesco Lo Voi e il capo della Polizia postale Ivano Gabrielli. Le attività sarebbero riconducibili al gruppo filorusso Noname057(16), già segnalato per operazioni informatiche contro obiettivi occidentali. Sulla vicenda, secondo quanto riferito dalla stampa, sarebbe stata avviata un’indagine della Procura di Roma.

Sulla vicenda è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha espresso piena solidarietà al vicepremier. La premier ha definito particolarmente preoccupante la diffusione e la messa in vendita di informazioni riservate riguardanti esponenti delle istituzioni, sottolineando la necessità di affrontare simili episodi con la massima determinazione.

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