Cavi sottomarini: rischi fisici e geopolitici, nuova ricerca e le criticità

Redazione
3 Min Read

Le vulnerabilità delle infrastrutture critiche non sono uniformi, ma presentano modelli eterogenei specifici. Una nuova ricerca condotta da un gruppo di studiosi degli Emirati Arabi Uniti, del Canada, del Giappone e di Taiwan ha raccolto dati statistici e pareri di esperti per rispondere a interrogativi urgenti e contemporanei sulla sicurezza dei cavi sottomarini. Lo studio ha preso in esame tre sistemi di cavi sottomarini: Unity/EAC Pacific, Asia-America Gateway e Tata TGN-Tata Indicom, selezionati per la loro diversità e per effettuare un confronto strutturato della vulnerabilità in contesti geostrategici eterogenei.

Perché la ricerca?

Nonostante i cavi sottomarini trasportino il 99% del traffico dati mondiali e siano fondamentali per la connettività, la prontezza della difesa e la stabilità economica degli Stati, la loro sicurezza rimane poco compresa. Il sistema di cavi è un groviglio di spaghetti che nessun singolo soggetto può monitorare, regolamentare o proteggere nella sua interezza. Lo studio si concentra sull’analisi di come queste infrastrutture critiche vengono messe in sicurezza, enfatizzando l’importanza delle infrastrutture critiche a livello nazionale e il concetto di “interdipendenza militarizzata”, ovvero la possibilità che le reti globalmente interconnesse possano essere trasformate in strumenti di coercizione.


Risultati

La ricerca mostra che il rischio associato ai cavi tende a variare in modo prevedibile con l’aumentare delle tensioni geopolitiche, raggiungendo l’acme non durante i periodi di scontro, ma nelle fasi di ambiguità tra la pace e il conflitto aperto. Gli avversari utilizzano l’incertezza di quei momenti per agire in “zone grigie” e arrecare danni senza innescare una ritorsione diretta. Le cable landing station (CLS) sono obiettivi privilegiati per eventuali atti di sabotaggio a causa della loro accessibilità sulla terraferma e del ruolo cruciale ricoperto nello scambio di dati a livello globale.

Aree a rischio

La ricerca evidenzia che le infrastrutture situate nelle acque territoriali e nelle zone economiche esclusive (ZEE) sono più esposte al rischio di sabotaggio rispetto a quelle in mare aperto, poiché operare in acque basse e su ampi margini continentali è più semplice. Comunque, fattori come la vicinanza al sabotatore e il livello di contrasto geopolitico risultano essere più rilevanti delle caratteristiche batimetriche. Gli scopi dei sabotatori sono anche fattori determinanti per la sicurezza dei cavi, con obiettivi che variano a seconda della fase di crisi o di scontro.

La vulnerabilità dei cavi sottomarini non è uniforme, e i ricercatori propongono sei punti chiave per migliorare la sicurezza delle infrastrutture critiche sottomarine, tra cui adottare strategie di sicurezza eterogenee e differenziate, dare priorità alla protezione dei singoli segmenti o sistemi, e aumentare la prontezza nazionale attraverso controlli periodici e protocolli di collaborazione tra il settore pubblico e privato.

Share This Article
Bismark.it è stato fondato nel lontano 1999 e ha rappresentato in quegli anni uno dei più grandi punti di riferimento Security / Underground italiano!. Abbiamo collaborato e partecipato a svariati progetti. Uno su tutti Hackerjournal la prima rivista hacking italiana.