La NATO sta esplorando la guerra cognitiva, un tipo di conflitto che mira a influenzare il comportamento e le decisioni degli individui e delle società. La guerra cognitiva utilizza tecnologie e strumenti per plasmare la percezione della realtà e alterare i processi decisionali. La NATO ha pubblicato un report sul tema, che evidenzia l’importanza di comprendere e contrastare questo tipo di minaccia.
Come funziona la guerra cognitiva
La guerra cognitiva incide sui processi decisionali umani, estendendo il proprio raggio di azione al pubblico e alla società nel suo complesso, oltre che alle forze militari. Gli avversari cercano di influenzare le percezioni, le decisioni e i comportamenti dei target scelti a più livelli: a livello sociale, possono colpire i governi democratici, lo stato di diritto e i valori condivisi; a livello di gruppo, possono destabilizzare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni e polarizzare le diverse comunità; a livello individuale, possono influenzare gli atteggiamenti dei cittadini e i processi decisionali dei singoli.
Risposta della NATO
La NATO collabora strettamente con gli Alleati e i Partner per comprendere, contrastare e rafforzare la resilienza di fronte alle minacce informative. L’approccio prevede sia azioni proattive che strumenti di risposta, che includono l’approfondimento della comprensione dell’ambiente informativo, la prevenzione delle minacce, la mitigazione degli incidenti e il rapido recupero dopo eventuali attacchi. La NATO punta a un approccio “multidisciplinare”, che comprende sette aree di conoscenza necessarie per mitigare e rispondere alla guerra cognitiva.


