Washington, Pechino e Nuova Delhi investono miliardi nell’intelligenza artificiale. L’Europa prova a costruire una propria sovranità tecnologica. E l’Italia? Ha una strategia, qualche eccellenza e un’importante infrastruttura in costruzione, ma nessun grande campione nazionale dell’AI. Il rischio è diventare semplicemente un mercato per le tecnologie sviluppate da altri.
Gli Stati Uniti investono somme enormi e ospitano le principali aziende che hanno costruito l’attuale rivoluzione dell’AI. La Cina sta cercando di ridurre la propria dipendenza tecnologica dall’Occidente e considera l’intelligenza artificiale una tecnologia strategica. L’India sta costruendo infrastrutture, capacità di calcolo e un ecosistema nazionale. Persino l’Europa, tradizionalmente più lenta nella corsa digitale, ha iniziato a parlare apertamente di sovranità tecnologica.
E l’Italia?
La risposta è meno rassicurante di quanto potrebbe sembrare.
Il problema non è che l’Italia non abbia l’AI
Roma ha adottato una Strategia italiana per l’intelligenza artificiale 2024-2026 e il documento governativo riconosce esplicitamente la necessità di sviluppare dati e modelli capaci di rappresentare le specificità italiane, evitando che il patrimonio produttivo nazionale venga semplicemente assorbito da sistemi sviluppati all’estero.
L’Italia partecipa inoltre alla costruzione della rete europea delle AI Factories. A Bologna, presso il Tecnopolo e CINECA, è stato scelto il progetto IT4LIA, una delle prime sette fabbriche europee di intelligenza artificiale selezionate dall’Unione europea.
Ma proprio qui emerge il paradosso.
L’Italia possiede pezzi dell’ecosistema. Non possiede un protagonista globale dell’ecosistema. Non abbiamo un equivalente italiano di OpenAI, Google DeepMind, Anthropic, Meta AI o dei grandi gruppi cinesi che stanno investendo massicciamente nei modelli fondativi.
E non abbiamo una grande azienda italiana che controlli contemporaneamente la filiera che va dai semiconduttori al cloud, dai data center ai modelli generativi.
La distanza si misura anche in denaro
I numeri raccontano una realtà difficile da ignorare. Secondo lo Stanford AI Index 2026, nel 2025 gli investimenti privati nell’intelligenza artificiale hanno raggiunto circa 285,9 miliardi di dollari negli Stati Uniti, 12,4 miliardi in Cina e 4,1 miliardi in India.
L’Italia non compare nemmeno tra i primi Paesi per volume di investimento privato riportati nella classifica. Ancora più significativo è il numero di nuove società AI finanziate nel 2025: 1.953 negli Stati Uniti, 161 in Cina, 108 in India, 92 in Germania, 84 in Francia e 38 in Italia.
Ma il confronto racconta quanto sia difficile per l’Italia trasformare la propria tradizione industriale e scientifica in una nuova industria tecnologica di scala globale.





