Il sito della testata della Scuola Superiore di Giornalismo Luiss è stato colpito da un attacco informatico rivendicato dal gruppo Coup de Grace. L’episodio arriva pochi giorni dopo la compromissione della pagina Facebook del direttore Gianni Riotta. Il caso riaccende i riflettori sul rapporto tra cybersicurezza, informazione e disinformazione.
Un attacco informatico ha colpito Zeta, la testata della Scuola Superiore di Giornalismo “Massimo Baldini” della Luiss. L’azione è stata rivendicata dal gruppo Coup de Grace, una sigla che si presenta come attiva nel campo della disinformazione e del disordine digitale.
L’episodio assume un peso particolare perché arriva a pochi giorni dalla compromissione e dal blocco della pagina Facebook di Gianni Riotta, direttore della Scuola di Giornalismo Luiss. Le due vicende, pur dovendo essere ancora ricostruite dagli accertamenti, si inseriscono quindi nello stesso contesto temporale.
Un obiettivo che va oltre il semplice sito
Zeta non è soltanto un sito di informazione universitario. È la testata della Scuola Superiore di Giornalismo Luiss e pubblica quotidianamente articoli, approfondimenti, podcast e contenuti multimediali realizzati nell’ambito della formazione giornalistica. Il sito indica inoltre Riotta come direttore responsabile.
Proprio questa dimensione rende l’attacco particolarmente significativa: colpire un ambiente editoriale significa intervenire non soltanto su un’infrastruttura tecnologica, ma potenzialmente sulla disponibilità di contenuti, sulla continuità del lavoro giornalistico e sulla fiducia del pubblico.
Secondo quanto riferito da la Repubblica, sono in corso le verifiche tecniche e le operazioni di ripristino dei servizi, mentre proseguono gli accertamenti delle autorità. Al momento non risultano, dalle informazioni pubbliche disponibili, elementi sufficienti per stabilire l’eventuale sottrazione di dati personali o archivi riservati.
Il collegamento con la guerra dell’informazione
La vicenda si intreccia con un altro elemento: la Luiss coordina l’Italian Digital Media Observatory (IDMO), hub italiano della rete europea dedicata al contrasto della disinformazione.
IDMO lavora su ricerca, fact-checking, monitoraggio dell’ecosistema informativo e alfabetizzazione digitale. Nel giugno 2026 il progetto ha ottenuto per la terza volta un finanziamento nell’ambito del programma europeo Digital Europe, con un progetto dal valore di oltre 1,3 milioni di euro.
A livello europeo, la rete EDMO riunisce 15 hub che coprono tutti i 27 Paesi dell’Unione europea, oltre a Moldova, Norvegia e Ucraina. Gli hub hanno tra i propri compiti l’individuazione e l’analisi delle campagne di disinformazione, il sostegno ai media e alle autorità pubbliche e la promozione dell’alfabetizzazione mediatica.
È dunque questo il contesto più ampio nel quale si colloca l’attacco a Zeta: non necessariamente perché sia già dimostrato un legame operativo tra l’attacco e le attività dell’IDMO, ma perché la struttura colpita appartiene a un ecosistema impegnato proprio nello studio e nel contrasto della manipolazione dell’informazione online.
L’ombra di Coup de Grace
La sigla che ha rivendicato l’operazione è stata associata in passato a Gantengers Crew, gruppo di hacker controverso citato anche nell’articolo di Repubblica. La stessa testata ricorda un precedente attacco attribuito alla sigla contro l’Australian National University.
Saranno quindi gli accertamenti tecnici e investigativi a stabilire cosa sia effettivamente accaduto all’infrastruttura di Zeta, quali sistemi siano stati interessati e se vi siano state conseguenze sulla disponibilità o sull’integrità dei dati.




