Grazie Autistici/Inventati: 25 anni di libertà digitale non si cancellano

Redazione
5 Min Read

Ci sono esperienze che, anche quando sono costrette a fermarsi, lasciano una traccia molto più profonda della loro presenza online. Autistici/Inventati è una di queste.

Dopo 25 anni di attività, il collettivo ha annunciato la sospensione dei propri servizi. Una decisione arrivata dopo l’inserimento di Autistici/Inventati nelle liste delle sanzioni statunitensi e dopo le conseguenze che hanno coinvolto infrastrutture digitali e rapporti finanziari. Il dominio è diventato irraggiungibile e migliaia di servizi utilizzati da persone e organizzazioni sono stati messi fuori uso.

Bismark.it Agency

Scopri come l'AI può far crescere il tuo business

SEO, SEM, GEO, AI e Cybersecurity in un'unica strategia integrata. Scarica gratuitamente la nostra brochure.

SCARICA LA BROCHURE

Ma dietro numeri come migliaia di caselle di posta, blog, mailing list e siti non ci sono semplicemente server e indirizzi web. Ci sono persone, relazioni, campagne, archivi, idee e soprattutto la possibilità, per tanti anni, di comunicare senza dover trasformare ogni spazio digitale in una merce.

È proprio per questo che oggi, accanto alla preoccupazione per la chiusura, dovrebbe esserci anche una parola semplice: grazie.


Grazie ad Autistici/Inventati per aver dimostrato che un’altra idea di Internet era possibile. Un’Internet nella quale la tecnologia poteva essere considerata uno strumento al servizio delle persone e non soltanto un prodotto da vendere. Un’infrastruttura costruita attorno alla privacy, all’autonomia e alla libertà di comunicazione.

Per 25 anni il collettivo ha messo competenze tecniche al servizio di una moltitudine di realtà, spesso piccole e prive delle risorse necessarie per costruirsi autonomamente strumenti digitali. La sua storia affonda le radici nei primi anni Duemila e in quella stagione di attivismo che aveva fatto della rete anche un luogo di partecipazione politica e sociale.

La decisione di fermarsi non è quindi soltanto la chiusura di un servizio tecnologico. È la fine di un pezzo importante della storia dell’Internet indipendente italiana.

Eppure non dovrebbe essere considerata una resa.

Il collettivo ha spiegato di aver scelto di fermare i servizi per non esporre ulteriormente utenti e persone vicine al progetto a possibili conseguenze finanziarie o penali. Una scelta dolorosa, ma motivata proprio dalla volontà di proteggere quella comunità che per un quarto di secolo aveva rappresentato il senso stesso dell’esperienza.

La vicenda pone inoltre una questione che va ben oltre Autistici/Inventati: chi deve essere considerato responsabile dell’utilizzo che altri fanno di uno strumento digitale?

Un server può ospitare contenuti differenti. Una casella email può essere utilizzata da un’associazione, da un giornalista, da un attivista o da una persona qualunque. Una mailing list può servire per organizzare una mobilitazione, diffondere cultura o semplicemente mantenere in contatto una comunità.

Il caso Autistici/Inventati porta questa domanda al centro del dibattito sulla libertà digitale e sulle conseguenze extraterritoriali delle sanzioni.

Ed è qui che la gratitudine assume un significato ancora più importante.

Dire grazie ad Autistici/Inventati significa riconoscere il valore di 25 anni di lavoro spesso invisibile: manutenzione di server, protezione dei dati, gestione di infrastrutture, assistenza, competenze condivise e tempo donato. Un lavoro che normalmente non finisce sulle prime pagine dei giornali, ma che permette alle comunità di esistere e comunicare.

Significa anche ricordare che la libertà digitale non nasce spontaneamente. Ha bisogno di persone che la costruiscano, la mantengano e siano disposte a difenderla.

Per questo la chiusura di A/I non dovrebbe cancellare ciò che è stato.

Vent’anni e più di storia digitale non spariscono perché dei server vengono spenti.

Restano nelle persone che hanno imparato qualcosa. Restano negli archivi che potranno essere salvati. Restano nelle comunità che hanno trovato uno spazio. Restano nelle relazioni nate attraverso quegli strumenti. Restano, soprattutto, nell’idea che Internet possa essere anche uno spazio costruito dal basso, cooperativo e indipendente.

A/I ha scelto di fermarsi, ma la domanda che lascia aperta riguarda tutti noi: quale Internet vogliamo costruire da domani?

Forse il modo migliore per ringraziare chi ha lavorato per 25 anni alla libertà digitale non è soltanto ricordarne la storia.

È raccoglierne l’eredità.

Grazie Autistici/Inventati, per gli strumenti, per la competenza e per la fiducia. Ma soprattutto grazie per aver ricordato, per 25 anni, che dietro ogni tecnologia ci sono persone e che la libertà di comunicare non dovrebbe mai essere data per scontata.

La storia di A/I può interrompersi.
L’idea che l’ha fatta nascere, invece, può continuare.

Aggiungici come sito preferito su Google
Bismark.it è stato fondato nel lontano 1999 e ha rappresentato in quegli anni uno dei più grandi punti di riferimento Security / Underground italiano!. Abbiamo collaborato e partecipato a svariati progetti. Uno su tutti Hackerjournal la prima rivista hacking italiana.