Dai cyberattacchi contro infrastrutture critiche alle operazioni di intelligence, la guerra digitale è ormai parte integrante dello scontro tra Mosca e l’Occidente. Gli esperti avvertono: il rischio non è soltanto un grande blackout, ma una campagna continua fatta di sabotaggio, spionaggio, disinformazione e pressione psicologica.
La guerra tra Russia e Occidente non si combatte soltanto nei cieli dell’Ucraina o lungo il fronte terrestre. Una parte sempre più importante dello scontro avviene dietro gli schermi, nei data center, nei router, nelle reti energetiche e nei sistemi informatici delle amministrazioni pubbliche.
Il fenomeno viene definito guerra ibrida: una combinazione di strumenti militari e non militari nella quale cyberattacchi, sabotaggio, disinformazione e operazioni clandestine possono essere utilizzati contemporaneamente. La NATO considera esplicitamente gli attacchi informatici e la manipolazione delle informazioni parte delle minacce ibride contemporanee.
La Russia e una macchina cyber sempre più organizzata
Secondo il governo britannico, alcune unità legate al GRU, l’intelligence militare russa, hanno condotto operazioni cyber contro Ucraina, Paesi dell’Europa orientale e fianco orientale della NATO, prendendo di mira governi, organizzazioni della difesa e think tank.
Non si tratta quindi semplicemente di gruppi di hacker indipendenti. Accanto alla criminalità informatica esistono strutture riconducibili, secondo le intelligence occidentali, agli apparati dello Stato russo.
Una delle caratteristiche più importanti di questo modello è la preparazione preventiva. Gli attaccanti possono cercare di entrare in una rete mesi prima di un eventuale attacco, raccogliendo informazioni, rubando credenziali o installando strumenti che permettano di tornare successivamente nei sistemi.
Un’allerta pubblicata dall’FBI statunitense e dall’Internet Crime Complaint Center ha segnalato nel 2026 attività di operatori cyber del GRU che sfruttavano router vulnerabili in diversi Paesi per intercettare e sottrarre informazioni.
Una sfida quasi impari?
La domanda è inevitabile. La Russia possiede una lunga esperienza nelle operazioni cyber, apparati di intelligence dedicati e un ecosistema nel quale operano contemporaneamente strutture statali, gruppi criminali e collettivi hacktivisti.
L’Occidente dispone di risorse tecnologiche enormi, grandi aziende specializzate nella cybersecurity, intelligence condivisa e capacità di risposta collettiva. Il problema è piuttosto la frammentazione: infrastrutture diverse, sistemi legacy, migliaia di amministrazioni e aziende private e livelli di sicurezza molto differenti.
Un rapporto del CSIS ha evidenziato che nel 2025 e all’inizio del 2026 attori russi hanno preso di mira infrastrutture critiche in Paesi europei, comprese strutture polacche, servizi danesi e istituzioni dell’Unione europea.
La vulnerabilità, dunque, non nasce necessariamente dalla mancanza di tecnologia. Può nascere dal fatto che un’intera società digitale ha migliaia di punti d’ingresso.
Il nuovo fronte: infrastrutture critiche
Energia, trasporti, telecomunicazioni, acqua, banche e pubblica amministrazione rappresentano obiettivi particolarmente sensibili.
Un attacco informatico contro un ministero può provocare un danno politico. Un attacco contro una rete elettrica, un operatore ferroviario o un sistema logistico può produrre invece conseguenze concrete sulla vita quotidiana di milioni di persone.
Un missile lanciato contro un obiettivo può essere attribuito con relativa chiarezza. Un attacco informatico è molto più complicato da ricostruire.
Gli aggressori possono utilizzare server compromessi in altri Paesi, infrastrutture appartenenti a vittime precedenti o strumenti normalmente utilizzati dagli amministratori di sistema. La difficoltà dell’attribuzione diventa quindi anche uno strumento strategico.
La Russia guarda oltre l’Ucraina
La guerra cyber russa non è più una questione esclusivamente ucraina. Le autorità e i centri di ricerca occidentali segnalano da tempo un’estensione delle operazioni verso l’Europa. Nel 2026 sono aumentate le analisi che descrivono una strategia russa nella quale cyberattacchi, sabotaggi, attività di intelligence e pressione informativa vengono combinati.
Secondo Recorded Future, la Russia starebbe sviluppando una forma di guerra ibrida contro la NATO che integra cyberattacchi, sabotaggio e operazioni di influenza.
Il punto centrale è proprio questo: non è necessario che inizi una guerra convenzionale tra Russia e NATO perché inizi una guerra digitale.
Il rischio per l’Europa
L’Europa si trova davanti a un dilemma. Da una parte deve aumentare la propria capacità di deterrenza, rendendo molto più costoso per un aggressore colpire infrastrutture occidentali. Dall’altra deve evitare che ogni incidente cyber venga automaticamente interpretato come l’inizio di un conflitto militare.
La vera sfida è quindi costruire resilienza. Backup isolati, reti segmentate, sistemi ridondanti, formazione del personale, cooperazione tra intelligence e settore privato e capacità di ripristino rapido diventano così elementi della sicurezza nazionale.
Una guerra senza sirene
La caratteristica più inquietante della cyberwar è forse proprio questa: spesso non produce immagini spettacolari.
Non ci sono necessariamente carri armati, esplosioni o colonne di fumo. Può essere una rete che improvvisamente smette di funzionare. Un sistema logistico che perde i propri dati. Un’amministrazione che non riesce più ad accedere ai propri server. Un’azienda che scopre di essere stata infiltrata mesi prima.
È una guerra che può iniziare senza una dichiarazione ufficiale e continuare senza che la popolazione se ne accorga.
Per questo lo scontro cyber tra Russia e Occidente potrebbe essere uno dei principali fronti strategici dei prossimi anni. Non una guerra “quasi impari” in senso assoluto, ma una competizione nella quale Mosca dispone di esperienza e aggressività, mentre Europa e NATO devono trasformare la propria superiorità tecnologica in qualcosa di altrettanto importante: capacità di resistere, reagire e impedire che un’intrusione digitale diventi una crisi reale.




