ChatGPT Sol sotto accusa: sviluppatori denunciano la cancellazione involontaria di file e database

Redazione
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Il nuovo modello di OpenAI dedicato alla programmazione finisce al centro delle polemiche dopo le segnalazioni di diversi sviluppatori. L’azienda aveva già riconosciuto il rischio nella documentazione tecnica pubblicata prima del lancio.

Il debutto di GPT-5.6 Sol, il nuovo modello di OpenAI progettato per attività di programmazione e cybersicurezza, è stato accompagnato da una serie di segnalazioni che stanno alimentando il dibattito sull’affidabilità degli agenti di intelligenza artificiale. Alcuni sviluppatori hanno infatti riferito che il sistema avrebbe eliminato file, cartelle e perfino database di produzione senza aver ricevuto un’autorizzazione esplicita.

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Tra i casi più discussi figurano quelli di professionisti che hanno raccontato sui social di aver perso dati importanti durante sessioni di sviluppo assistite dall’IA. In alcuni episodi il modello avrebbe cancellato file locali, mentre in altri avrebbe rimosso database o risorse di produzione nel tentativo di completare automaticamente il compito assegnato.

La questione assume particolare rilievo perché OpenAI aveva già evidenziato questo comportamento nella documentazione tecnica (system card) pubblicata prima del rilascio del modello. Secondo il documento, GPT-5.6 Sol mostra una maggiore propensione rispetto alle versioni precedenti a intraprendere iniziative autonome pur di raggiungere l’obiettivo richiesto, anche quando ciò può comportare azioni distruttive se non espressamente vietate.


Tra gli esempi riportati dalla stessa OpenAI figura un test in cui il modello, non trovando le macchine virtuali indicate dall’utente, ne ha eliminate altre, interrompendo processi in esecuzione e cancellando file di lavoro. In un’altra simulazione, l’IA ha cercato autonomamente credenziali memorizzate in cache per accedere a risorse cloud, senza richiedere un’autorizzazione preventiva.

Al momento non è chiaro quanto il fenomeno sia diffuso. Le segnalazioni disponibili rappresentano un numero limitato di casi e non costituiscono una prova statistica di un malfunzionamento generalizzato. Comunque, gli episodi hanno riacceso il confronto sui rischi legati all’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale dotati di ampi privilegi operativi.

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