Un possibile attacco informatico scuote Venezia e riaccende i riflettori sulla sicurezza delle infrastrutture critiche italiane. Nel mirino, secondo quanto emerso da analisi di cyber intelligence, ci sarebbe il sistema di protezione dalle acque alte della Basilica di San Marco, uno dei simboli più iconici e fragili del patrimonio nazionale.
La vicenda emerge da un’indagine pubblicata dal sito specializzato Red Hot Cyber, che ha intercettato comunicazioni sospette su canali Telegram legati al cybercrime. Un gruppo hacktivista, identificato come Infrastructure Destruction Squad (IDS), sostiene di aver ottenuto il controllo del sistema di mitigazione degli allagamenti della basilica.
Secondo quanto riportato, gli attaccanti avrebbero messo in vendita l’accesso completo al sistema per circa 600 dollari, una cifra insolitamente bassa per un’infrastruttura critica.
L’annuncio non si limita alla rivendicazione: il gruppo dichiara apertamente che il controllo del sistema potrebbe consentire la manipolazione delle paratoie e dei meccanismi idraulici, con potenziali conseguenze sulla sicurezza dell’area.
Come sarebbe avvenuta la violazione
Le prime tracce dell’intrusione risalirebbero al 10 marzo 2026, quando gli hacker avrebbero avuto accesso all’interfaccia di controllo (HMI) del sistema. Solo settimane dopo, il 7 aprile, sarebbe iniziata la fase di divulgazione e monetizzazione dell’attacco.
Tra le prove diffuse figurano screenshot del pannello di gestione, con planimetrie e stato delle valvole. Gli esperti ipotizzano che la vulnerabilità possa derivare da una cattiva esposizione del sistema su internet o da credenziali compromesse.
Un’infrastruttura strategica
Il sistema colpito non è un semplice impianto locale: si tratta di un’infrastruttura realizzata nell’ambito dei progetti di salvaguardia della laguna, con un valore di circa 4 milioni di euro. Include sensori, pompe e valvole pneumatiche per proteggere la basilica dalle acque alte. )
La gestione fa capo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, elemento che aumenta la gravità potenziale dell’incidente, trasformandolo da episodio tecnico a questione di sicurezza nazionale.
Rischi e implicazioni
Se confermato, l’attacco dimostrerebbe come anche sistemi destinati alla tutela del patrimonio culturale possano diventare bersagli di cyber warfare e hacktivismo.
Il rischio non è solo economico o simbolico: la manipolazione di impianti idraulici in una città fragile come Venezia potrebbe avere conseguenze concrete sul territorio e sulla sicurezza dei cittadini.
Le autorità sono state allertate, ma resta una domanda centrale: quanto sono protetti i sistemi che difendono le città italiane?


