Durante il celebre evento hacker Chaos Communication Congress (39C3) a Hamburg, una scena spettacolare e controversa ha catturato l’attenzione di esperti di cybersecurity e attivisti di tutto il mondo. Una figura nota solo con lo pseudonimo Martha Root ha effettivamente eliminato tre siti web legati alla supremazia bianca in diretta sul palco, proprio mentre stava concludendo il suo intervento davanti al pubblico presente.
Vestita come una Pink Ranger, Root ha annunciato e realizzato l’attacco digitale contro tre piattaforme: WhiteDate, WhiteChild e WhiteDeal — siti che, secondo chi li ha analizzati, servivano rispettivamente come dating per suprematisti, come piattaforme di matchmaking genetico razziale e come bacheche di servizi per utenti con ideologie estremiste.
I dati “scoperti” e resi pubblici
Non solo distruzione: Root ha reso disponibili online anche una gran quantità di dati estratti da WhiteDate prima dell’eliminazione. Ha descritto l’insicurezza dei siti come “così scadente da fare arrossire l’AOL della nonna”, sottolineando come molte foto degli utenti contenessero metadati di geolocalizzazione, esponendo potenzialmente gli indirizzi di casa di chi vi aveva caricato immagini.
La raccolta dati comprendeva profili con nome, foto, descrizioni d’età, coordinate precise, genere, lingua, razza e altri dettagli. Root ha ironizzato sulla disparità di genere degli utenti su WhiteDate, affermando che la distribuzione somigliasse “a un villaggio dei Puffi visto come un’utopia femminista”.


