La stampa spagnola riferisce di una possibile operazione russa con droni lanciati dal mare contro Italia, Francia e Spagna. Roma ridimensiona l’allarme. Ma dietro la minaccia dei droni esiste un secondo fronte: quello digitale. Porti, aeroporti, energia, telecomunicazioni e sistemi industriali potrebbero diventare obiettivi di operazioni ibride.
L’ipotesi di un possibile attacco russo con droni contro obiettivi nel Mediterraneo apre una questione che va oltre la sicurezza dello spazio aereo. Se lo scenario riportato dalla stampa spagnola dovesse trovare conferme, la sfida per l’Italia potrebbe infatti svilupparsi contemporaneamente su due livelli: fisico e digitale.
Da una parte ci sarebbe la minaccia rappresentata dai droni, eventualmente impiegati contro infrastrutture strategiche. Dall’altra, il rischio di attività cyber capaci di accompagnare, precedere o amplificare un’operazione attraverso attacchi alle reti informatiche e ai sistemi di controllo.
È importante sottolineare che non risultano al momento conferme pubbliche di un attacco cyber russo collegato all’allarme sui droni. Si tratta quindi di uno scenario di rischio da analizzare, non della descrizione di un’operazione già accertata.
Il nuovo campo di battaglia è anche digitale
Nelle ultime 24 ore dal monitoraggio della piattaforma DDOSIA sono state infatti rilevate attività riconducibili a tentativi o eventi DDoS (Distributed Denial of Service) diretti verso diversi domini italiani appartenenti a società e infrastrutture che operano in settori differenti.
Il dato, preso singolarmente, non dimostra l’esistenza di una campagna coordinata. Ma la presenza contemporanea di più obiettivi appartenenti a comparti strategici rende il fenomeno meritevole di attenzione, soprattutto in un momento nel quale l’Europa sta rafforzando il monitoraggio delle cosiddette minacce ibride.
Un attacco contro un’infrastruttura critica non richiede necessariamente la distruzione fisica dell’obiettivo. Un aeroporto, per esempio, dipende da una complessa rete di sistemi digitali: gestione dei voli, comunicazioni, controllo degli accessi, sistemi informativi, videosorveglianza e servizi ai passeggeri.
Lo stesso vale per un grande porto, dove piattaforme informatiche e sistemi industriali coordinano movimentazione delle merci, accessi, logistica e comunicazioni.
Il punto più delicato: le infrastrutture critiche
Il rischio maggiore non riguarda necessariamente un singolo computer, ma la possibilità che un attacco provochi effetti a cascata.
Porti
Un porto moderno è una vera infrastruttura digitale. Terminal, sistemi logistici, gestione dei container, accessi e comunicazioni dipendono da reti informatiche.
Un’interruzione potrebbe rallentare la movimentazione delle merci e generare conseguenze economiche anche senza un attacco fisico.
Aeroporti
La combinazione tra minaccia fisica e digitale è particolarmente delicata negli aeroporti.
Un eventuale avvistamento di droni potrebbe già richiedere la sospensione temporanea delle operazioni. Se contemporaneamente alcuni sistemi informatici fossero indisponibili, la gestione dell’emergenza diventerebbe più complessa.
Energia
Reti elettriche, impianti energetici e sistemi industriali sono tra le infrastrutture più sensibili dal punto di vista cyber.
Un attacco informatico contro sistemi industriali potrebbe avere conseguenze che vanno oltre il singolo impianto, soprattutto qualora interessasse contemporaneamente più nodi.
Telecomunicazioni
In una situazione di emergenza, le comunicazioni diventano essenziali.
Un attacco contro operatori, infrastrutture di rete o servizi digitali potrebbe quindi avere un effetto moltiplicatore, rendendo più difficile comunicare con cittadini, imprese e strutture operative.
Italia, droni e sicurezza nazionale
La vicenda dell’allarme riportato da El Mundo arriva quindi in un contesto nel quale la sicurezza europea viene valutata sempre più come un problema multidimensionale.
Droni, cyberattacchi, sabotaggio, disinformazione e pressione sulle infrastrutture critiche possono essere elementi distinti di una stessa strategia di destabilizzazione, ma non devono essere automaticamente considerati collegati in assenza di prove.
Per l’Italia la questione riguarda in particolare la protezione di infrastrutture che hanno un’importanza nazionale e internazionale: grandi porti, aeroporti, reti energetiche, telecomunicazioni e sistemi industriali.





