OpenAI ha aperto una nuova fase della sua corsa all’intelligenza artificiale con GPT-6 Astra, il modello che l’azienda presenta come il più avanzato mai sviluppato. E questa volta il salto non riguarda soltanto la qualità delle risposte: Astra è progettato per utilizzare direttamente il computer, navigare sul web, scrivere software, lavorare su documenti e svolgere attività professionali complesse.
Una dichiarazione enorme, considerando che l’AGI, cioè l’intelligenza artificiale generale, rappresenta da anni uno degli obiettivi più ambiziosi dell’intero settore. Eppure, proprio guardando con attenzione ai benchmark, la storia appare più complicata.
Astra non si limita più a rispondere: agisce
La novità più importante di GPT-6 Astra è probabilmente il cosiddetto computer use. Il modello può interagire con applicazioni e browser in modo molto più simile a un essere umano: può compilare moduli, cercare informazioni, organizzare documenti, lavorare con fogli di calcolo, sviluppare siti e software e portare avanti sequenze di operazioni articolate.
È un passaggio significativo rispetto ai chatbot tradizionali. L’obiettivo non è più soltanto ottenere una risposta dall’intelligenza artificiale, ma delegarle un intero lavoro.
I numeri sono impressionanti
I benchmark pubblicati da OpenAI mostrano risultati molto elevati. Astra avrebbe raggiunto il 98% in FrontierMath Tier 4, mentre su ARC-AGI-3 arriva al 99,9%. Ancora più significativo è il risultato dichiarato su ExploitBench, dove raggiunge il 100%.
Un modello può ottenere risultati straordinari in determinati test senza possedere necessariamente quella flessibilità generale, quella comprensione del mondo e quella autonomia che normalmente associamo all’intelligenza generale.
La cybersecurity è però il dato che preoccupa di più
Dietro l’entusiasmo per Astra c’è anche un elemento molto meno rassicurante. OpenAI ha classificato GPT-6 Astra al livello “Critical” per le capacità di cybersecurity, il livello più alto previsto dal proprio Preparedness Framework.
In termini pratici, significa che il modello può, disponendo degli strumenti e degli accessi necessari, individuare vulnerabilità precedentemente sconosciute e sviluppare metodi per sfruttarle anche contro sistemi ben protetti senza dover essere guidato passo dopo passo da una persona.
OpenAI ha quindi introdotto protezioni più severe, monitoraggio e sistemi di isolamento proprio per gestire questo nuovo livello di capacità.
Il dato è importante perché mostra un paradosso: più l’AI diventa autonoma e competente, più diventa difficile controllarla




