Negli ultimi giorni, l’Iran è al centro di una battaglia non solo di piazza ma anche tecnologica. Mentre le grandi città sono attraversate da proteste di massa contro il regime degli ayatollah, il governo ha cercato di spegnere l’informazione digitale su vasta scala imponendo un blackout quasi totale di Internet. In questa situazione, Starlink — il servizio di internet satellitare di Elon Musk — è diventato un simbolo di resistenza e un obiettivo per Teheran.
Perché lo Stato iraniano teme Starlink
Il regime considera Starlink una minaccia esistenziale per il suo controllo sull’informazione. A differenza della rete tradizionale, che può essere censurata con filtri e blocchi, l’internet satellitare non passa attraverso i server locali controllati dallo Stato, rendendo molto difficile sorvegliare o interrompere le comunicazioni.
Per questi motivi, la legge iraniana ha vietato l’uso di servizi come Starlink, punendoli con sanzioni severe: dalla reclusione fino a processi per «spionaggio», con possibili pene detentive anche lunghe per chi viene trovato in possesso di un terminale.)
La reazione di Teheran: jamming elettronico e deterrenza
Per fermare o limitare l’uso di Starlink, le autorità iraniane si sono affidate principalmente a tecnologie di guerra elettronica e strumenti avanzati:
- Interferenze radio e jammer militari: sistemi sofisticati capaci di disturbare i segnali satellitari e GPS su cui si basano i terminali Starlink, riducendo drasticamente la qualità del collegamento in molte aree del paese.
- Utilizzo di droni e pattugliamenti: per individuare parabole Starlink installate illegalmente, soprattutto nelle zone urbane più attive nella protesta.
- Tecnologie di origine straniera: rapporti specializzati indicano che Teheran potrebbe contare su equipaggiamenti forniti o sviluppati con il supporto di partner come Russia e Cina.
Il ruolo dei cittadini e degli attivisti digitali
Nonostante il divieto e il rischio elevato, centinaia di migliaia di iraniani hanno comunque fatto entrare terminali Starlink nel paese — attraverso rotte non ufficiali e percorsi di contrabbando. Questi dispositivi sono stati cruciali nel permettere la diffusione di video, testimonianze e immagini delle proteste al di fuori dell’Iran, sfidando così l’isolamento imposto dallo Stato.


