Se Cloudflare chiudesse o smettesse improvvisamente di operare in Italia, l’impatto sul web nazionale sarebbe immediato e profondo. Non si tratterebbe di un semplice disservizio tecnico, ma di un vero shock per sicurezza, stabilità e continuità digitale per oltre 300.000 siti. Oggi Cloudflare è una delle infrastrutture CDN più utilizzate al mondo per proteggere e accelerare siti web: la sua assenza lascerebbe scoperti migliaia di progetti online.
Un colpo diretto alla cybersecurity
Il primo effetto sarebbe un forte indebolimento della sicurezza informatica. Cloudflare agisce come una barriera costante contro attacchi DDoS, bot automatici, tentativi di brute force e exploit noti. Senza questo filtro, molti siti italiani — soprattutto PMI, blog, forum ed e-commerce — si troverebbero improvvisamente esposti.
Gli attacchi che oggi vengono bloccati in modo silenzioso inizierebbero a colpire con successo: siti offline, database compromessi, account violati. Non perché gli attacchi aumenterebbero, ma perché verrebbe meno uno degli scudi principali che li contiene.
Web Application Firewall e vulnerabilità diffuse
Uno degli aspetti più critici riguarda il WAF (Web Application Firewall). Cloudflare protegge applicazioni web da vulnerabilità comuni come SQL injection e XSS, spesso sfruttate in modo automatico su CMS molto diffusi. Senza questa protezione, molte piattaforme diventerebbero bersagli facili, soprattutto quelle non aggiornate o gestite senza un team tecnico dedicato.
Il risultato sarebbe un aumento dei data breach e della perdita di dati personali, con conseguenze anche legali e reputazionali.
Impatto sulle API e sui servizi integrati
Un altro effetto spesso sottovalutato riguarderebbe le API. Moltissimi servizi digitali in Italia utilizzano Cloudflare come livello di protezione e distribuzione anche per endpoint API REST e GraphQL. Questo vale per app mobile, SaaS, sistemi di pagamento, integrazioni tra piattaforme e servizi B2B.
Se Cloudflare smettesse di operare, molte API diventerebbero improvvisamente inermi di fronte a:
- attacchi DDoS mirati agli endpoint
- abuso di chiamate automatiche
- scraping massivo di dati
- tentativi di enumerazione e brute force
In molti casi le API non sono progettate per essere esposte direttamente a Internet senza un layer di protezione esterno. Il risultato sarebbe un aumento di errori, timeout e blocchi dei servizi collegati.
Anche qui il problema non sarebbe solo la sicurezza, ma la continuità operativa. Molte aziende scoprirebbero troppo tardi che le proprie API dipendono da Cloudflare per rate limiting, caching e protezione di base.
DNS, HTTPS e siti irraggiungibili
Cloudflare non è solo sicurezza: per moltissimi siti gestisce anche DNS e certificati SSL. Un’interruzione improvvisa causerebbe problemi di risoluzione dei domini, errori HTTPS e certificati non validi. In pratica, per molti utenti il sito semplicemente “smetterebbe di esistere”.
Questo tipo di problema ha un impatto devastante perché non riguarda solo la velocità, ma l’accessibilità stessa dei servizi online.
Impatto sul settore sanitario
Nel settore sanitario le conseguenze sarebbero ancora più delicate. Ospedali, ASL, cliniche private e fornitori di servizi sanitari digitali utilizzano sempre più piattaforme online per la gestione di dati, prenotazioni e referti. In molti casi, queste infrastrutture sono protette — direttamente o indirettamente — da Cloudflare.
Un’interruzione improvvisa potrebbe causare:
- indisponibilità dei portali di prenotazione (CUP online)
- difficoltà di accesso ai fascicoli sanitari elettronici
- rallentamenti nei sistemi di refertazione e consultazione
- problemi di comunicazione tra sistemi regionali e nazionali
Dal punto di vista della sicurezza, il rischio principale sarebbe l’aumento della superficie di attacco. Il settore sanitario è già uno dei più colpiti dal cybercrime perché gestisce dati estremamente sensibili. Senza un livello di protezione efficace, aumenterebbe il rischio di:
- furto di dati sanitari
- ransomware
- accessi non autorizzati ai sistemi clinici
Anche brevi disservizi possono avere un impatto reale sulla qualità delle cure, sulla gestione delle emergenze e sulla fiducia dei cittadini. In questo contesto, la mancanza di resilienza infrastrutturale non sarebbe solo un problema tecnico, ma un tema di sicurezza pubblica.
Performance in calo e impatto SEO
Dal punto di vista delle prestazioni, l’assenza della CDN di Cloudflare renderebbe i siti più lenti e meno stabili. Server sovraccarichi, tempi di caricamento più lunghi e peggioramento dell’esperienza utente diventerebbero la norma.
Sul fronte SEO, gli effetti sarebbero immediati: peggioramento dei Core Web Vitals, crawling meno efficiente e possibili perdite di posizionamento. Per chi lavora sulla ricerca organica, sarebbe una fase di forte instabilità.
Danni economici e servizi bloccati
Gli e-commerce subirebbero perdite dirette: carrelli non funzionanti, pagamenti falliti e utenti che abbandonano il sito. Anche poche ore di disservizio possono tradursi in danni economici rilevanti.
La Pubblica Amministrazione non sarebbe immune. Molti portali istituzionali e servizi digitali utilizzano Cloudflare: un blocco improvviso genererebbe disservizi ai cittadini e problemi di fiducia verso le istituzioni.
Esistono alternative, ma non immediate
Soluzioni alternative esistono, come Akamai, Fastly o configurazioni avanzate su infrastrutture cloud. Comunque sono più costose, più complesse e richiedono competenze tecniche elevate. La maggior parte delle aziende non sarebbe in grado di migrare rapidamente senza rischi.
Purtroppo alternative “reali” dell’offerta completa di Cloudflare non esistono sia a livello internazionale ne tantomeno nazionale, la rete composta da oltre 300 nodi operativi in molti Stati ,è praticamente impossibile da replicare se non da grandi big tech.
Cloudflare, nel tempo, è diventata una scelta quasi standard proprio per la sua semplicità di integrazione e il buon equilibrio tra costi e benefici.
Se Cloudflare chiudesse in Italia, il web collasserebbe definitivamente. Più attacchi riusciti, più siti offline, più costi e più caos tecnico. Sarebbe un promemoria concreto di quanto l’infrastruttura digitale moderna dipenda da pochi attori chiave e di quanto sia importante pianificare strategie di resilienza.


