Il governo iraniano ha imposto un blocco esteso di Internet in gran parte del Paese nel tentativo di soffocare le proteste popolari che continuano a crescere di intensità. La misura arriva mentre le forze di sicurezza intensificano una repressione violenta contro i manifestanti, con arresti di massa e un numero imprecisato di vittime.
Secondo Netblocks rete di monitoraggio in tutto il mondo, le connessioni sono state drasticamente ridotte o completamente interrotte in diverse città, rendendo difficile comunicare con l’esterno e diffondere immagini e testimonianze. Una strategia già vista in passato, utilizzata dal regime per isolare la popolazione e controllare il flusso di informazioni nei momenti di maggiore instabilità.
Le proteste, iniziate per ragioni economiche legate all’aumento dei prezzi e al crollo del potere d’acquisto, si sono rapidamente trasformate in una sfida diretta all’autorità politica e religiosa del Paese. In risposta, le autorità hanno schierato polizia e forze paramilitari, ricorrendo a gas lacrimogeni, munizioni e arresti indiscriminati.
La televisione di Stato descrive i manifestanti come sobillatori sostenuti da potenze straniere, ma per molte organizzazioni internazionali si tratta dell’ennesima esplosione di rabbia interna, alimentata da anni di crisi economica, repressione e mancanza di libertà civili.
Il blackout digitale rende difficile verificare ciò che accade sul terreno, ma aumenta le preoccupazioni della comunità internazionale, che denuncia una grave violazione dei diritti umani e chiede a Teheran di fermare la violenza. Intanto, mentre il Paese resta in gran parte isolato dal mondo, la tensione continua a salire.



