Le Iene intervista a Zorg, hacker dell’Alpha Team: “Così abbiamo messo in ginocchio un’azienda”

Redazione
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Un attacco durato quasi un mese, dati sottratti e un danno economico che sfiora i centomila euro. È questo il bilancio dell’azione condotta da un gruppo di hacker noto come Alpha Team, che ha preso di mira un imprenditore italiano paralizzando completamente la sua attività per 26 giorni.

A raccontare cosa si nasconde dietro operazioni di questo tipo è Zorg, membro del gruppo, intervistato da Veronica Ruggeri per un’inchiesta che getta luce sui meccanismi del cybercrimine.

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“Non serve essere un genio”

Zorg smonta subito uno dei miti più diffusi: quello dell’hacker come figura solitaria e geniale. “Non serve essere dei fenomeni,” spiega. “Oggi esistono strumenti pronti all’uso, accessibili anche a chi ha competenze medie. Il vero punto debole restano sempre le persone.”

Secondo il racconto, l’attacco all’imprenditore è partito da una semplice falla: una password debole e un sistema non aggiornato. Da lì, il gruppo è riuscito a infiltrarsi nei server aziendali, sottrarre dati sensibili e bloccare completamente l’operatività.


26 giorni di paralisi

Per quasi un mese, l’azienda è rimasta ferma. I sistemi bloccati, i clienti irraggiungibili, le operazioni sospese.
“Abbiamo criptato tutto,” racconta Zorg. “Senza la chiave, non potevano fare nulla.” Il danno non è stato solo economico, ma anche reputazionale. Clienti persi, fiducia compromessa e settimane di lavoro necessarie per tentare di ripartire.

Il ruolo del fattore umano

Accanto a Veronica Ruggeri, l’esperto informatico Paolo Dal Checco analizza il caso evidenziando un elemento chiave:
“La tecnologia da sola non basta. Il problema principale è la scarsa consapevolezza. Molti attacchi partono da email di phishing o da comportamenti imprudenti.”

In altre parole, il punto di ingresso non è quasi mai un sistema inviolabile, ma una disattenzione umana.

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