Freedom.gov, la VPN senza censura, la strategia degli USA per l’informazione senza confini

Redazione
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Negli ultimi giorni è comparso online un nuovo dominio istituzionale statunitense, freedom.gov, che ha subito attirato l’attenzione di media internazionali e osservatori della politica digitale globale. Per ora il sito mostra solo una schermata minima con lo slogan “Freedom is coming. Information is power. Reclaim your human right to free expression. Get ready.”, senza contenuti pubblici oltre queste parole di apertura.

Un progetto per aggirare i blocchi sui contenuti online

Secondo più fonti giornalistiche internazionali, tra cui Reuters, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sta lavorando allo sviluppo di un nuovo portale web ospitato su freedom.gov che dovrebbe consentire agli utenti di accedere a contenuti digitali proibiti o rimossi nei loro Paesi per motivi di censura o per violazioni delle normative locali.

L’idea sarebbe quella di creare una piattaforma in grado di bypassare specifiche restrizioni statali di contenuti – anche quelli classificati da alcune legislazioni come incitamento all’odio o propaganda estremista – rendendoli accessibili tramite tecnologia che simuli la provenienza del traffico dagli Stati Uniti (simile a una VPN).

Una mossa controversa

Il progetto è guidato dall’Under Secretary of State for Public Diplomacy, Sarah Rogers, ed era inizialmente previsto per essere presentato alla Munich Security Conference di febbraio 2026, ma la presentazione è stata posticipata per ragioni non chiarite Critici internazionali vedono il portale come una possibile violazione della sovranità digitale di altri Stati e come una sfida diretta alle normative europee sulla sicurezza e sulla moderazione dei contenuti.


In Europa, regolamenti come il Digital Services Act impongono alle piattaforme l’obbligo di rimuovere contenuti che violano determinati standard su hate speech, terrorismo o disinformazione. L’idea di un sito governativo statunitense che renda tali contenuti accessibili potrebbe alimentare tensioni diplomatiche, soprattutto considerando le differenze profonde tra il modo in cui Stati Uniti ed Unione Europea interpretano il concetto di libertà di espressione online.

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