L’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) ha reagito con forte critica alla proposta del Digital Networks Act (DNA) presentata dalla Commissione Europea il 21 gennaio 2026. Secondo l’associazione, il nuovo regolamento sulle telecomunicazioni rischia di indebolire la concorrenza, favorire i grandi gruppi oligopolisti e mettere ai margini gli operatori indipendenti, con impatti negativi su prezzi, pluralismo e sovranità digitale nell’Unione Europea
Critiche principali della AIIP
La proposta del DNA prevede che le nuove licenze di frequenza siano rilasciate su base perpetua con possibilità di revisione solo dopo decenni o con lunghi preavvisi.
Per AIIP, questo rischia di privare la collettività di una risorsa strategica, favorendo i grandi operatori mobili a discapito di alternative come reti locali o comunitarie. (DDay.it)
Uno dei nodi più contestati riguarda l’allentamento degli obblighi di accesso regolato alle infrastrutture di rete dei grandi operatori.
Nel nuovo schema, l’accesso all’ingrosso diventerebbe sostanzialmente volontario e soggetto a decisioni caso per caso delle autorità nazionali — invece di rimanere un pilastro regolatorio. Questo potrebbe facilitare la creazione di reti chiuse controllate da pochi soggetti dominanti.
AIIP denuncia che la combinazione di queste misure favorirebbe una progressiva marginalizzazione dei piccoli e medi Internet provider, che da decenni investono nella diffusione delle infrastrutture locali e nel superamento del digital divide.
Rischi segnalati da AIIP
Secondo l’associazione, il Digital Networks Act potrebbe:
- Favorire concentrazioni di mercato nelle mani di grandi gruppi finanziari e fondi di investimento.
- Ridurre la concorrenza e pluralismo dei servizi di rete in tutta l’UE. (
- Aumentare i prezzi per gli utenti finali a lungo termine.
- Limitare la libertà di espressione e la sovranità digitale, se infrastrutture e controllo restano nelle mani di pochi operatori.
In risposta, AIIP ha lanciato una campagna di sensibilizzazione verso le istituzioni europee con il sito Stop DNA per chiedere una revisione del testo legislativo.


