Jeffrey Epstein e il mistero dell’hacker italiano: nuove rivelazioni FBI

Redazione
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Un nuovo elemento emerge dal vasto rilascio di documenti all’interno dell’inchiesta federale sul finanziere statunitense Jeffrey Epstein, morto nel 2019 mentre era in custodia federale: un informatore confidenziale avrebbe riferito all’FBI nel 2017 che Epstein si avvaleva di un “hacker personale” con competenze tecniche di livello eccezionale.


Questa informazione è contenuta in un documento divulgato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti come parte della pubblicazione obbligatoria di milioni di pagine di documenti relativi alle indagini su Epstein — una massa di materiali che comprende comunicazioni, interviste, immagini e video, spesso pesantemente redatti.

È importante sottolineare che le affermazioni riguardanti l’hacker provengono da un informatore, non da una conferma ufficiale dell’FBI o del Dipartimento di Giustizia, e il documento non dice se le informazioni siano state verificate.

Chi sarebbe questo hacker?

Secondo quanto riferito dall’informatore:


  • L’hacker sarebbe nato in Italia, nella regione meridionale della Calabria.
  • Era descritto come esperto nel trovare vulnerabilità in sistemi iOS di Apple, dispositivi BlackBerry e nel browser Firefox — competenze che lo avrebbero reso particolarmente abile nello sviluppo di strumenti offensivi di cyber-sicurezza.
  • L’informatore ha raccontato che questo individuo avrebbe sviluppato exploits zero-day — cioè vulnerabilità sconosciute agli sviluppatori, potenzialmente sfruttabili per attacchi — e avrebbe venduto tali strumenti a diversi governi, tra cui quello del Regno Unito, degli Stati Uniti e di un paese dell’Africa centrale non identificato.

La parte più clamorosa della dichiarazione riguarda un presunto accordo tra il cosiddetto hacker e Hezbollah, l’organizzazione libanese considerata terroristica da Washington: l’informatore ha affermato che a Hezbollah sarebbe stato venduto un exploit in cambio di di contanti.

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