Nella prima settimana del 2026 il Venezuela è stato travolto da una escalation di eventi che stanno riscrivendo l’equilibrio politico e geopolitico in America Latina. Tra raid militari statunitensi, incidenti informatici su infrastrutture critiche e la cattura del presidente Nicolás Maduro, il paese vive una delle sue crisi più profonde.
Dal cyberspazio al campo di battaglia
Alla metà di dicembre 2025, la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA ha denunciato di essere stata vittima di un cyber‑attacco ai propri sistemi amministrativi. Il governo di Caracas ha puntato il dito contro gli Stati Uniti, accusando Washington di voler destabilizzare il settore energetico venezuelano e indebolire così il controllo della nazione sulle sue preziose risorse petrolifere – pur senza prove tecniche condivise pubblicamente.
L’attacco ha avuto impatti particolari sui sistemi digitali, costringendo l’azienda ad affidarsi a procedure manuali per mantenere flussi di greggio e carburante. Comunque, fonti ufficiali di PDVSA hanno rivendicato che la produzione vera e propria non è stata compromessa.
Questa situazione di crescente pressione informatica si inserisce in un quadro già teso: gli Stati Uniti avevano precedentemente sequestrato navi cisterna venezuelane nel Mar dei Caraibi, costringendo diversi supertanker a invertire la rotta per evitare ulteriori interruzioni.
L’operazione militare e la cattura di Maduro
Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione militare su vasta scala contro il Venezuela. Il presidente statunitense ha annunciato che le forze armate USA hanno attaccato posizioni chiave e catturato Nicolás Maduro e sua moglie, trasferendoli fuori dal paese. Maduro è stato successivamente portato negli Stati Uniti per affrontare accuse federali legate a traffico di droga e narco‑terrorismo.
Secondo fonti presenti sul terreno e reportage internazionali, l’azione è avvenuta con un blitz delle forze speciali, inclusi reparti come i Delta Force e aviolanci completi di elicotteri e aerei pesanti. La capitale Caracas ha vissuto momenti di panico con esplosioni, blackout e sorvoli a bassa quota mentre la notizia si diffondeva.
Il governo venezuelano, guidato dalla vicepresidente Delcy Rodríguez dopo la cattura di Maduro, ha definito l’operazione “una grave aggressione militare” e un tentativo di cambio di regime volto ad appropriarsi delle risorse nazionali.
Reazioni globali e ambiente di disinformazione
L’azione statunitense ha provocato condanne internazionali da parte di potenze come Russia e Cina, che hanno parlato di violazione del diritto internazionale e minaccia alla stabilità regionale. Anche altri paesi latinoamericani hanno espresso preoccupazioni per le conseguenze di un simile intervento diretto nella politica di uno Stato sovrano.
Parallelamente all’evento militare, un’ondata di disinformazione ha circolato sui social media con immagini e video falsificati che pretendono di mostrare scene della cattura o celebrazioni in strada, complicando la capacità di analisi della situazione reale.
Il Venezuela di oggi riflette un conflitto multidimensionale: non solo militare e diplomatica, ma anche digitale. Gli attacchi hacker come quello che ha colpito PDVSA entrano in un contesto di sanzioni, blocchi navali e mosse strategiche volte a influenzare l’economia e la sicurezza nazionale.

