Un attacco informatico su larga scala ha colpito negli Stati Uniti i sistemi di gestione degli etilometri installati sulle automobili, provocando il blocco improvviso di migliaia di veicoli. L’episodio, che ha coinvolto la società Intoxalock, rappresenta uno dei casi più eclatanti di vulnerabilità nel settore automotive digitale.
L’attacco è avvenuto il 14 marzo 2026 e ha preso di mira l’infrastruttura cloud di Intoxalock, uno dei principali produttori di dispositivi “alcolock” negli USA. Questi strumenti, obbligatori per alcuni conducenti, impediscono l’accensione dell’auto se il test alcolemico non viene superato.
Gli hacker hanno compromesso i server centrali dell’azienda, costringendola a disattivare i sistemi per motivi di sicurezza. Il risultato è stato immediato: senza connessione ai server, gli etilometri non potevano essere calibrati né verificati, attivando automaticamente il blocco dei veicoli.
Auto inutilizzabili per giorni
Le conseguenze sono state concrete e diffuse. Migliaia di automobilisti si sono ritrovati impossibilitati ad avviare la propria auto, anche se perfettamente sobri. In molti casi, i veicoli sono rimasti bloccati per oltre 48 ore, con situazioni limite che hanno sfiorato una settimana.
Il problema ha avuto un impatto nazionale, con segnalazioni da diversi Stati americani, da New York al Minnesota. Il disservizio è stato risolto solo il 22 marzo, dopo giorni di interventi tecnici per ripristinare e mettere in sicurezza i sistemi.
Il nodo: dipendenza dai server
Il caso evidenzia una criticità fondamentale: la forte dipendenza dei dispositivi moderni da infrastrutture remote.
Gli alcolock più recenti non funzionano in modo autonomo, ma richiedono una connessione costante ai server per validare i test e aggiornare i dati. Quando questa connessione viene meno, il sistema entra in modalità di sicurezza, bloccando completamente l’avvio del veicolo.
In altre parole, non è necessario hackerare direttamente l’auto: basta colpire l’infrastruttura digitale che la gestisce.
E in Europa?
Al momento non risultano problemi simili in Italia o in Europa, anche perché i sistemi adottati sono meno centralizzati e meno dipendenti da server unici. Comunque, l’introduzione sempre più diffusa di tecnologie connesse rende il rischio tutt’altro che teorico.

