Negli ultimi giorni è tornata alla ribalta una delle storie più controverse legate ai documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America nell’ambito dei cosiddetti Epstein Files, l’enorme archivio di oltre 3,5 milioni di pagine relative alle indagini sul finanziere Jeffrey Epstein e i suoi rapporti con personaggi influenti.
Tra le migliaia di documenti resi disponibili, emergono riferimenti a un “hacker personale” di Epstein, descritto come un esperto di cyber-sicurezza italiano nato in Calabria. Secondo i file diffusi dagli Stati Uniti, sarebbe stato coinvolto nel ritrovamento di vulnerabilità informatiche di sistemi come iOS, BlackBerry e browser Firefox, oltre ad aver sviluppato strumenti e software di attacco informatico che sarebbero stati venduti a governi esteri e organizzazioni nazionali.
Il nome: Vincenzo Iozzo
Nei documenti della cosiddetta Epstein Library – l’archivio digitale che raccoglie email, scambi e comunicazioni relativi al caso – compare ripetutamente il nome di Vincenzo Iozzo, un professionista italiano di cyber-security con una carriera internazionale nel campo degli exploit e della ricerca offensiva.
Nato in Calabria, Iozzo si sarebbe laureato in Ingegneria Informatica presso il Politecnico di Milano nel 2010. È noto tra gli esperti di sicurezza informatica per successi importanti in competizioni internazionali, come il concorso Pwn2Own (vinto tre anni di fila tra il 2010 e il 2012) per la scoperta di vulnerabilità zero-day.
Ha lavorato come ingegnere di sicurezza per Trail of Bits e poi come dirigente senior dopo che la sua società – specializzata in sicurezza mobile – è stata acquisita da CrowdStrike nel 2017. Oggi Iozzo è considerato una figura di spicco nel settore della cyber-security e guida progetti nel campo della sicurezza dell’identità digitale.
Le informazioni relative al presunto ruolo di “hacker personale” di Epstein provengono da una singola fonte confidenziale citata in un documento dell’FBI, non da una conclusione ufficiale dell’agenzia investigativa statunitense
I dati diffusi non costituiscono accuse formali o imputazioni penali contro Iozzo; non risultano indagini ufficiali né procedimenti giudiziari aperti a suo carico. La presenza del suo nome nei documenti riguarda per ora interazioni di carattere professionale e scambi ordinari, non prove di attività criminale.

