Accesso non autorizzato a Contabilità in Cloud. L’azienda ha informato i clienti: compromessi dati personali e informazioni relative alle movimentazioni contabili. Al momento non risultano coinvolte le credenziali di accesso.
Un attacco informatico ha colpito Contabilità in Cloud, il software di TeamSystem utilizzato da imprese e professionisti per la gestione della contabilità, delle fatture, degli incassi e dei pagamenti. L’incidente, rilevato nel pomeriggio del 24 agosto 2026, ha comportato un accesso non autorizzato ai sistemi e la successiva esfiltrazione di dati personali.
L’azienda non si è sbilanciata sulla tipologia di attacco. Al momento, dal monitoraggio dei gruppi ransomware non risultano evidenze, ma solitamente trascorrono alcuni giorni prima che venga notificato un eventuale leak.
La circostanza è stata comunicata direttamente ai clienti interessati attraverso un’informativa relativa alla violazione dei dati personali prevista dall’articolo 33 del GDPR. Al momento, però, non sono ancora disponibili informazioni definitive sul numero di soggetti coinvolti, sulle modalità tecniche dell’attacco o sull’identità degli autori.
Il contenuto del comunicato inviato ai clienti
Nel documento, TeamSystem precisa di agire in qualità di licenziante del software Contabilità in Cloud e responsabile del trattamento ai sensi dell’articolo 28 del GDPR.
La società definisce l’episodio un «sofisticato incidente di sicurezza informatica» e comunica di avere riscontrato un accesso non autorizzato che ha determinato l’esfiltrazione di dati personali presenti nel software.
Secondo il comunicato, le categorie di informazioni potenzialmente interessate comprendono:
- dati anagrafici;
- dati di contatto;
- coordinate bancarie, compresi gli IBAN;
- contenuto delle movimentazioni contabili registrate nel software, incluse, a titolo esemplificativo, causali, importi e controparti.
Il punto più delicato: IBAN e movimenti contabili
La sottrazione degli IBAN assume particolare rilevanza soprattutto perché questi dati possono essere associati ad altre informazioni presenti nelle registrazioni contabili.
Un IBAN, infatti, può diventare molto più utile a un truffatore quando viene collegato al nome del titolare, ai recapiti, agli importi delle operazioni, alle causali e alle controparti commerciali. L’insieme di queste informazioni potrebbe consentire di costruire comunicazioni fraudolente estremamente credibili, ad esempio fingendosi un fornitore o un cliente con cui l’azienda intrattiene realmente rapporti.
Le credenziali di accesso, per ora, non risultano coinvolte
Una precisazione importante contenuta nel comunicato riguarda le credenziali.
«Ad oggi, le verifiche in corso non hanno rilevato l’impatto su credenziali di accesso», comunica TeamSystem.
Questo significa che, allo stato delle verifiche effettuate, non risultano compromesse password o altre credenziali utilizzate dagli utenti per accedere al servizio. Non equivale tuttavia alla conclusione definitiva dell’indagine: le analisi sono ancora in corso.
Restano invece numerosi interrogativi sulle modalità con cui gli aggressori sono riusciti a entrare nei sistemi. Non sono stati resi pubblici, almeno per ora, dettagli tecnici sufficienti a stabilire se l’accesso sia avvenuto attraverso una vulnerabilità, credenziali amministrative compromesse, un’infrastruttura collegata o un altro vettore d’attacco.