Teheran valuta possibili ritorsioni contro obiettivi militari statunitensi nel continente. Sul fronte digitale, gli esperti segnalano un aumento delle attività riconducibili a gruppi iraniani: per l’Europa si apre una nuova fase di rischio ibrido.
L’escalation tra Iran e Stati Uniti torna a proiettare la propria ombra sull’Europa. Secondo quanto riferito dal Financial Times, fonti vicine al regime iraniano sostengono che Teheran stia valutando la possibilità di colpire installazioni militari statunitensi nel sud-est europeo nel caso in cui Washington decida di intensificare nuovamente il conflitto. Tra gli scenari presi in considerazione figurerebbero obiettivi in Bulgaria e Cipro.
La notizia non equivale a un’indicazione che un attacco sia imminente. Si tratta, secondo le fonti citate, di valutazioni interne legate a un’eventuale escalation. Comunque, il semplice ampliamento degli scenari considerati da Teheran evidenzia quanto il conflitto mediorientale possa avere conseguenze dirette anche sulla sicurezza europea.
Ma la minaccia non passa soltanto dai missili
Se l’ipotesi di un attacco convenzionale rappresenta lo scenario più grave, esiste un’altra dimensione della crisi che preoccupa gli esperti: la cybersecurity.
Negli ultimi mesi società specializzate in sicurezza informatica hanno osservato un’intensificazione delle attività attribuite ad attori iraniani. Un rapporto di InfoGuard relativo al secondo trimestre del 2026 definisce la minaccia iraniana in crescita e segnala attività coordinate contro infrastrutture digitali, con particolare attenzione anche ai sistemi industriali e OT.
DDoS, spionaggio e infrastrutture critiche
In uno scenario di conflitto ibrido, un attacco informatico non deve necessariamente provocare la distruzione fisica di un’infrastruttura per produrre conseguenze significative.
Un’ondata di attacchi DDoS può rendere temporaneamente irraggiungibili siti e servizi pubblici. Operazioni di intrusione possono invece puntare alla sottrazione di informazioni sensibili o alla compromissione di sistemi destinati a essere utilizzati successivamente.
Ancora più delicato è il settore industriale. L’attenzione degli analisti verso gli ambienti OT (Operational Technology) riflette il timore che campagne informatiche sempre più sofisticate possano prendere di mira sistemi che controllano processi fisici e infrastrutture essenziali.
La Germania prepara una risposta più aggressiva sul piano cyber
Il 12 agosto il governo tedesco ha approvato un progetto destinato ad ampliare i poteri delle proprie agenzie di intelligence per contrastare minacce cyber e ibride provenienti da attori stranieri, tra cui Russia e Iran. Le proposte prevedono, tra le altre cose, maggiori capacità di accesso alle comunicazioni digitali e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per analizzare grandi quantità di dati.
Il provvedimento dovrà ancora completare l’iter parlamentare, ma rappresenta un segnale politico importante: in Europa la cybersecurity viene sempre più considerata una componente della difesa nazionale, non soltanto una questione tecnica affidata ai reparti IT.
Anche i cavi sottomarini entrano nello scenario
Tra gli scenari valutati da Teheran ci sarebbe inoltre quello di colpire infrastrutture sottomarine nel Golfo, comprese le reti di comunicazione.
Il tema dei cavi sottomarini è particolarmente sensibile perché una parte enorme del traffico internet mondiale passa attraverso queste infrastrutture. Un’interruzione significativa non comporterebbe necessariamente il “blackout di Internet”, ma potrebbe creare congestioni, rallentamenti e problemi di connettività in determinate aree.
Il vero rischio per l’Europa è l’escalation
Per ora non emerge dalle informazioni disponibili la certezza di un piano iraniano per attaccare direttamente città europee. Lo scenario riportato dal Financial Times riguarda principalmente possibili obiettivi militari statunitensi nel continente e sarebbe legato a un’eventuale nuova escalation americana.
Il rischio più immediato per l’Europa potrebbe quindi non essere una guerra convenzionale combattuta sul proprio territorio, ma una combinazione di pressione diplomatica, operazioni di intelligence, cyberattacchi, sabotaggi e minacce contro infrastrutture strategiche.