La battaglia contro la pirateria digitale torna al centro del dibattito europeo. Google ha espresso forti perplessità nei confronti delle misure che prevedono il blocco di indirizzi IP, DNS, CDN e servizi VPN per contrastare la diffusione illegale di contenuti protetti da copyright, sostenendo che questi strumenti risultano spesso inefficaci e rischiano di danneggiare anche servizi perfettamente legittimi.
L’intervento dell’azienda di Mountain View è arrivato nell’ambito della consultazione pubblica avviata dalla Commissione europea sulla possibile revisione della direttiva Copyright del 2019. Nel documento inviato a Bruxelles, Google sostiene che gli ordini di blocco in tempo reale non eliminano i contenuti illeciti, ma si limitano a renderli temporaneamente meno accessibili, mentre possono coinvolgere infrastrutture condivise utilizzate da migliaia di siti e applicazioni perfettamente regolari.
Tra gli esempi citati figura anche l’Italia, dove il sistema Piracy Shield è già finito al centro delle polemiche per alcuni casi di cosiddetto “overblocking”. In passato, infatti, alcuni blocchi hanno interessato anche servizi di Google e infrastrutture di Cloudflare, provocando disservizi non collegati ad attività di pirateria.
Secondo Google, un approccio più efficace dovrebbe puntare sulla rimozione dei contenuti illegali alla fonte, accompagnata da procedure trasparenti e da un controllo giurisdizionale. L’azienda propone inoltre che gli ordini di blocco siano adottati solo in circostanze eccezionali, sulla base di prove documentate e con la possibilità di ricorso per i soggetti coinvolti.
Nel documento inviato alla Commissione europea viene anche evidenziata la necessità di una maggiore trasparenza nei confronti degli utenti e dei gestori dei servizi interessati, affinché siano informati delle motivazioni del blocco e possano contestarlo rapidamente qualora riguardi risorse lecite.