L’escalation del conflitto tra Iran e Stati Uniti sembra aprire un nuovo fronte: non più soltanto militare, ma tecnologico e infrastrutturale. Nelle ultime 48 ore, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell’Iran ha rivendicato attacchi contro importanti infrastrutture di cloud computing di compagnie statunitensi nella regione del Golfo Persico, con implicazioni potenzialmente globali.
Secondo diverse fonti, l’IRGC ha dichiarato di aver preso di mira e colpito un centro di cloud computing di Amazon Web Services in Bahrein, causando almeno temporanee interruzioni di servizio e disservizi per alcune applicazioni e servizi digitali che si appoggiano all’infrastruttura cloud globale.
L’attacco su AWS segue una serie di avvertimenti pubblicati dall’IRGC negli ultimi giorni, in cui diverse società tecnologiche statunitensi sono state designate come “obiettivi legittimi” in risposta a presunti attacchi contro interessi iraniani.
Parallelamente, l’IRGC ha rivendicato di aver colpito anche un data center di Oracle Corporation a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.
Le autorità degli Emirati hanno prontamente negato che un simile attacco sia avvenuto o abbia provocato danni. Il Dubai Media Office ha definito queste affermazioni “notizie false”, affermando che non vi sono prove di un colpo riuscito contro infrastrutture di Oracle nel suo territorio.
Fino ad ora non ci sono conferme indipendenti circa i danni subiti dalle strutture di Oracle o Amazon. Le società coinvolte non hanno rilasciato dettagli ufficiali sulla portata degli attacchi né sull’impatto dei servizi cloud.
Le potenziali conseguenze geopolitiche sono comunque significative. Un attacco a infrastrutture private operanti a livello globale potrebbe portare a un profondo ripensamento sulla sicurezza dei data center, sulla strategia di distribuzione dei servizi cloud e sul ruolo delle aziende tecnologiche in contesti di tensione internazionale.