La Russia ha annunciato un ulteriore giro di vite sulle VPN, complicando la vita ai cittadini che desiderano sfuggire alla censura governativa e al controllo dell’ecosistema online. Anche Apple ha rimosso diverse app VPN dall’App Store russo, come Streisand, V2Box e v2RayTun.
L’ iniziativa è parte di ciò che è stato definito Great Crackdown, un’operazione volta a limitare l’accesso al web e alle comunicazioni globali da parte delle autorità. La Russia ha già messo al bando app popolari come WhatsApp e Telegram, obbligando gli utenti a orientarsi verso MAX, un’applicazione sviluppata internamente. Esperti segnalano che MAX potrebbe anche essere utilizzata per mozioni di sorveglianza di massa.
Motivazioni e impatto della nuova norma
Il ministro Maksut Shadayev ha dichiarato, tramite MAX, che l’obiettivo è “ridurre l’utilizzo delle VPN” mantenendo un “impatto minimo” sugli utenti, sebbene sia poco chiaro come questo possa effettivamente avvenire. Il blocco è giustificato con l’esigenza di limitare l’uso di “piattaforme straniere non identificate”, accusate di non conformarsi alle leggi locali e di facilitare attacchi con droni dall’Ucraina.
Il contesto della cyber-war
La restrizione rappresenta un ulteriore capitolo in una guerra sempre più caratterizzata come cyberwar, dove i conflitti non si svolgono solo sul campo di battaglia, ma anche nel cyberspazio. Simili dinamiche si possono osservare nel conflitto in Medio Oriente, che perdura già da mesi.
Fonti locali indicano che oltre 400 VPN sono state già bloccate dalla Russia nei recenti mesi, con un numero in crescita costante. Comunque, la reale efficacia di queste azioni è contestata: i giornalisti sul campo riferiscono che nuove VPN continuano a emergere e che per molti cittadini aggirare i blocchi è diventata una prassi quotidiana.